giovedì 7 marzo 2013

'Na Tazzulella e Cafè


Sono sveglia da più di nove ore e non ho ancora preso una tazzina di caffè.
Un record!
Eppure sono ancora in  piedi, in connessione col mondo, riesco a ricordare ancora il mio nome e l’ultima volta che sono andata dal parrucchiere. Sono viva! Non sono stata ancora sopraffatta dalla potenza annientatrice di una giornata senza caffè!
Di solito a quest’ora ne ho già ingurgitati quattro o cinque, ma oggi proprio non ne voglio sapere di  prendere la moca, riempirla d’acqua, farci scivolare svariate cucchiaiate di macinato, chiudere e mettere il tutto sul fornello. Eppure (da tipica campana, se volete napoletana o comunque terrona quale sono) il caffè è una tappa obbligatoria della mia quotidianità , un rito propiziatorio immancabile, qualcosa di sacro come la domenica a messa, la pizza con la mozzarella, il casatiello a Pasqua e il ragù che cuoce dalle 5 del mattino.
Nel corso degli anni ho scoperto che la pausa caffè non è un qualcosa che accomuna soltanto noi italiani (o meglio Noi-Del-Sud) ma anche gli americani, i brasiliani, gli orientali… Certo, ognuno lo beve a modo suo: gli americani chiamano caffè quell’intruglio simil-brodo color testa di moro erogato da Starbucks e trovano troppo forte quello ristretto napoletano. Ma qui viene il bello: avreste mai pensato che un animaletto a metà tra il procione e lo scoiattolo potesse defecare il caffè più costoso al mondo? Avete sentito bene, ho detto proprio de-fe-ca-re.







Due anni fa, durante un bellissimo viaggio in Indonesia, io e il mio Cary Grant abbiamo visitato un luogo dove si coltivavano diversi tipi di spezie, arachidi, frutti tropicali e dove si produceva/allevava il Kopi Luwak. Questo nome deriva dal composto Kopi, che in indonesiano significa caffè, e Luwak che è il nome di questa specie di marmotta con la cagarella. Questo animaletto, che normalmente si nutre di insetti, piccoli roditori, nidi di uccelli e uova, ingurgita anche delle bacche da caffè, le quali però non riescono ad essere digerite dall’organismo del roditore, per cui vengono espulse attraverso le feci. La particolarità è che gli enzimi del Luwak riescono a rompere solo la parte superiore del guscio, eliminando il retrogusto amaro e conferendo quel tipico sapore dolce che lo ha reso famoso in tutto il mondo. Che storia eh?






Facendo una breve googolata ho scoperto che la quotazione attuale di Kopi Luwak è pari a 133 dollari all’etto e che berne una tazza in Australia costa fino a 48 dollari.
Io e Cary Grant abbiamo fatto un breve assaggio di tutti i vari caffè prodotti sull’isola di Bali e devo dire che il Kopi Luwak non era per niente male.  
Però devo essere sincera, il caffè di casa mia resta sempre il mio preferito. Anzi, a furia di parlarne, mi è venuta troppa voglia: è giunto proprio il momento di prepararmene una bella tazzulella. 
Vi auguro un buon pomeriggio ;)
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